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In occasione del quindicesimo anniversario della Comunità.

Domenica 18 giugno in occasione del quindicesimo anniversario della Comunità In Dialogo, ci sarà il primo incontro interreligioso intorno al problema delle sostanze, fra il rabbino capo di roma professor Di Segni, un delegato del centro culturale islamico di Roma, la dottoressa El-Jaouzi Touria, Mons. Francesco Lambiasi direttore generale dell’Azione cattolica Italiana e l’intervento del cardinale Franc Rodé, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita Consacrata, nonché membro del pontificio consiglio per la cultura.
Sulla dichiarazione del Professor Veronesi a proposito delle “stanze del buco” secondo cui le stesse abbasserebbero il numero dei decessi e consentirebbero comunque una partecipazione alla società civile, Padre Matteo Tagliaferri osserva: “esprimo il mio doloroso stupore per le dichiarazioni del Prof. Veronesi oncologo di fama mondiale, che più di ogni altro dovrebbe conoscere la sofferenza e il dramma di una vita menomata.
Le “camere della droga” costituiscono solo il mezzo con cui la società opulenta e mutilata rifiuta di affrontare le sue responsabilità in ordine alla tossicodipendenza, che non è scelta libera ma disperata emarginazione, le camere che chiamerei della morte propongono un simulacro d’uomo senza dignità a cui si da l’illusione di una normale vita, purché non disturbi il manovratore. Prendiamo in considerazione quanto hanno espresso alcuni operatori della Comunità in Dialogo ex tossicodipendenti, dopo aver letto alcuni articoli sulle dichiarazioni del prof. Veronesi e del Ministro Ferrero.
“Vorremmo capire su quale criterio di bene nasce la proposta e l’assenso alla “stanza del buco” dove ad una “persona” si permette con il vostro dotto controllo di continuare a fare ciò che annienta la sua dignità e che è causa della sua morte prima che fisica è gia morte interiore e sociale. Sappiamo che il problema della dipendenza non è affatto diminuito anzi orribilmente in grosso aumento.
La cultura e la società di oggi tende a mascherare il disagio giovanile più che ascoltarne la voce che ci indicherebbe la strada da seguire.
Si offrono soluzioni che spengono la speranza dei tanti giovani che si impegnano in un recupero della propria dignità e che con fatica cercano diversamente di rispondere ad una società che gli si è mostrata sempre indifferente.
È più facile legalizzare “una condanna a morte” per chi inconsapevolmente muore giorno dopo giorno e tutto questo perché non si ha il coraggio di affrontare e ripensare una speranza alla vita.
Il pensiero del prof. Veronese sottolinea le cause di una persona che vive la tossicodipendenza, ma crediamo che trascuri del tutto l’aspetto più importante “la persona nelle sue risorse migliori”.
Tale soluzione non responsabilizza la società già mascherata nel proprio disagio, avendo ormai perso i valori fondamentali che la rendono umanamente partecipe all’uomo, a ogni uomo che grida il proprio dolore qualsiasi esso sia! Constatiamo purtroppo che ormai sono tanti gli appianamenti che si offrono per affermare un sistema accomodante, piuttosto che dare risposte che salvaguardino l’uomo nella sua dignità”.
Padre Matteo Tagliaferri

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