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I Carabinieri vicino alla Famiglia. Incontro del 19 maggio 2006.
Premessa:
Vorremmo ripartire dall’”umano”: come ciò debba caratterizzare ogni intervento sociale, fatto sia dalle Istituzioni e da altri Servizi. Infatti gli effetti dell’abuso di sostanze sono l’espressione massima dell’ esasperato materialismo, procurato da una cultura mutilata di trascendenza che produce il “vuoto di umano” nella persona e quindi nella società stessa; è una atrofizzazione delle dimensioni spirituali e sociali dell’uomo.
È possibile essere a servizio della legge e del suo spirito se ci si limita al necessario intervento di contrasto a ciò che le è contrario, senza sentire il dovere etico di dare un contributo perché la persona e quindi la società, siano salvaguardate nel loro benessere globale?.
Ogni intervento da parte di una persona o Istituzione è parziale se si ferma alla sua funzione; questa è sempre svolta da una ‘persona’ che in essa deve sentire la “responsabilità globale” nella funzione che svolge.
È proprio l’Alto Compito Sociale e Istituzionale che oggi interpella a pieno il ruolo dei tutori dell’ordine: diversamente rischiamo anche noi di collaborare a creare, quel disagio sociale umano che tutti ci interpella e che ci tocca già come semplici cittadini, come padri, come figli, come persone.
È una domanda di significato pieno alla vita che i giovani che cadono nella dipendenza della droga ci chiedono; prima che porci problemi legali, sociali, medici, psicologici e politici, essi pongono domande al mondo adulto che ha la responsabilità di cogliere tali richieste: L’ONU parla di riduzione della domanda; là dove si gestisce prevenzione, educazione, scienza, ordine sociale, si ha il compito di produrre apporti civili per ogni figlio dell’uomo che nasce in questo mondo.
Per cui chi è nella dipendenza (insieme alla propria famiglia) ha bisogno in sostanza:
1. di capire che nella vita non si può fare tutto ciò che si vuole (questo è la “funzione” del tutore dell’ordine);
2. e che si intervenga in modo da far sperimentare rapporti pienamente umani, la cui mancanza sono spesso causa al disagio dei giovani.
Necessita quindi, da parte di tutti, l’impegno:
- a favorire relazioni umane profonde;
- a rendere evidenti i valori civili di cui la persona, nel proprio disagio, ha bisogno di esperimentare;
- ad assumere ciascuno oggi la responsabilità etica perché il futuro sia diverso per tutti i giovani di domani
Padre Matteo Tagliaferri
Trivigliano, 30 aprile 2006
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