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Casa Accoglienza Comunità In Dialogo (Perù)
Il 25 gennaio del 2004 è iniziata una nuova avventura per la Comunità In Dialogo.
A Reque (a pochi chilometri da Chiclayo), in Perù, è nato un altro centro grazie a cinque dei nostri, partiti per la terra andina con l’intenzione di portare se stessi, la propria esperienza, il messaggio di amore di Padre Matteo.
E’ stata una donna peruviana, la madre di un tossicodipendente, a chiedere a Padre Matteo di aprire un centro anche in America Latina. E all’inizio l’impresa sembrava ardua, quasi una scommessa, a cui però Padre Matteo non ha detto di no.
Ad aprire il nuovo centro sono andati gli operatori Mirella, Pino, Carletto, Suor Maria Ruth ed un ragazzo che sta svolgendo il programma di recupero: Andrea.
Il gruppo ha immediatamente suscitato stupore e reazioni positive tra gli abitanti del posto. Attorno a loro si è creato un clima di stima e di solidarietà.
Aiutati dalla comunità vincenziana (Padre Ubilus) dalle figlie della Carità di Lima , i cinque della Comunità In Dialogo sono continuamente circondati dal calore della gente, semplice, umile, estremamente povera. Con loro hanno iniziato a far gruppo due ragazzi: Jesus (il tossicodipendente figlio della donna che si è rivolta a P. Matteo) e Francisco.
Tutti apprezzano la nostra iniziativa - ci ha scritto Mirella - la nostra presenza per loro è la speranza di concretizzare un sogno e questo è stato espresso anche dal Vescovo. Avvertiamo che è come se tanti altri avessero provato ad iniziare qualcosa di simile senza riuscirvi.
C’è molta povertà qui -racconta Andrea- ma nonostante ciò nei volti di tutti non manca mai il sorriso.
Tra impicci burocratici e altre impasse immaginabili il gruppo va avanti serenamente.
Siamo motivati al massimo –dice Carlo- Francisco e Jesus ci aiutano.
Viviamo come in ognuno dei centri-aggiunge Pino- abbiamo turni, regole ed orari. Riprendo coscienza di come la vita di gruppo arricchisca tutti noi, giorno dopo giorno, e come le difficoltà affrontate ti temprino.
Intanto la gente del posto comincia a superare la diffidenza e a rivolgersi alla Casa Accoglienza della Comunità.
Sono tanti i giovani tossicomani in un paese dove la cocaina è come l’alcool per il mondo occidentale. Sono già partite iniziative come le testimonianze degli operatori nelle chiese e i colloqui con i genitori.
E la lingua sembra non rappresentare una difficoltà. La difficoltà più grande la rappresenta, invece, la cultura diversa del posto e i nostri ragazzi, consapevoli di tutto ciò, non si lasciano scoraggiare.
La loro missione va avanti con semplicità e soddisfazioni. La serenità e l’energia che traspare dalle loro lettere e che si percepisce dai loro racconti sta portando una ventata di freschezza anche tra i gruppi qui Italia.
La loro esperienza viene vissuta dai ragazzi in programma con orgoglio e stima e il loro entusiasmo, nonostante la grande distanza, sembra esser contagioso.
Attendo con gioia il grande giorno per conoscere Matteo – ci scrive Francisco -da lui potrò imparare tante cose così un giorno potrò aiutare anche io tante persone che soffrono la dipendenza da alcool e droga.
Eloquente infine la riflessione che ci ha inviato Jesus e di cui riportiamo alcuni passi:
"Dio ha dato al mio paese un bel regalo. Cinque persone arrivarono il 25 gennaio scorso a Chiclayo. Appena li ho visti ho capito che la mia vita sarebbe cambiata per sempre e che la mia missione sarebbe divenuta quella di salvare molte vite.
Ora aspetto l’arrivo di P. Matteo. Non lo conosco ancora personalmente, comunque avverto la sua presenza in questa casa mentre svolgo il suo programma…Non ho nessun dubbio che questo sia un buon programma umanitario, dove si rispetta la vita, dove si cerca la libertà dello spirito."
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