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La Comunità In Dialogo di Padre Matteo Tagliaferri: Una risposta "diversa" ai problemi dell'immigrazione.

L'attenzione verso la "persona" considerata in tutte le sue manifestazioni, l'accoglienza, la disponibilità, la capacità di ascolto e di comprensione: sono in principi fondamentali a cui si ispira lo stile di vita della Comunità In Dialogo di Padre Matteo Tagliaferri.
Il messaggio è uno e semplice: quello di un amore universale che investe chi davvero comprende tale spirito e automaticamente lo spinge a superare qualsiasi pregiudizio.
Nella Comunità di Trivigliano chi affronta un programma di recupero non si libera soltanto dalla dipendenza dalle sostanze, droga o alcool, ma anche dalle maschere e dalle etichette imposte dall'esterno e dai propri disagi cominciando un cammino per riappropriarsi o scoprire la propria identità.
Spesso un 'identità strozzata, avvilita, negata ma che, attraverso la sofferenza, riemerge più limpida di prima E riaffiora trasformata in coscienza critica di una società che , come spesso afferma padre Matteo, è ormai mutilata dei suoi valori e della sua spiritualità.
Il cammino in Comunità è duro: oltre il principio dell'amore vige quello della responsabilità.
Bisogna seguire regole severe, anche nei piccoli gesti quotidiani, saper accettare il confronto con gli altri, ammettere i propri errori, esser pazienti con gli errori del prossimo. Insomma un esercizio completo del corpo e dell'anima che può durare anche tre anni ma che, alla fine, lascia un'impronta indelebile.
E' con questo stesso spirito che Padre Matteo Tagliaferri ha coraggiosamente iniziato un programma di reinserimento per immigrati in difficoltà.
Nella Comunità sono tanti i ragazzi stranieri che grazie al programma intrapreso hanno trovato il loro ruolo giusto.
L'aiuto offerto da Padre Matteo va dalla regolarizzazione degli immigrati con ricerca di posti di lavoro e ottenimento di permessi di soggiorno, fino alla apertura di un centro di accoglienza per extracomunitari e rifugiati politici nella zona di Mole Bisleti ad Alatri.
E in questo piccolo centro lo spirito della Comunità viene applicato ogni giorno. Qui all'immigrato (esterno o proveniente dalla struttura di Trivigliano) è offerta l'opportunità di capire se stesso come prima cosa: accettare cioè la propria condizione di "straniero" con tutte le difficoltà che essa implica.
Ma accettare non significa abbassare la testa come uno schiavo: significa rendersi conto con umiltà e pazienza che ogni cosa va conquistata con sacrificio, voglia di fare, consapevolezza della propria dignità, rispetto per le tradizioni altrui e spirito di solidarietà.
Ci sono tanti modi per affrontare le problematiche legate al tema (o "fenomeno") dell'immigrazione. Padre Matteo Tagliaferri ha scelto il metodo dell'amore e della scoperta di sé. Perché un immigrato è prima di tutto una persona e aldilà del lavoro o del permesso di soggiorno ha bisogno di se stesso, di quella serenità interiore, di quella chiarezza e di quella onestà che ci rendono uomini liberi.
Liberi dai pregiudizi e anche dalle illusioni, capaci di riconoscere i propri limiti e da lì partire per costruire, senza pretese ma con grinta, la propria esistenza. Anche in terra straniera tutto ciò è possibile se ci si crede veramente.
Il centro Uguaglianza e Amicizia è stato inaugurato il 14 dicembre del 2001. Tramite finanziamenti provinciali il Comune di Alatri ne ha affidato la gestione alla Comunità In Dialogo.
Ultimamente la sede di Mole Bisleti ha il ruolo di prima accoglienza e di smistamento, oltre che di ufficio e di archivio.
Gli ospiti (che possono restare nel centro per circa tre mesi in attesa di una sistemazione migliore) hanno una residenzialità temporanea (alloggio e vitto gratuito) presso Il Centro Multietnica di reinserimento lavorativo in Castelliri.
Qui risiedono anche ragazzi italiani che hanno finito il programma della Comunità e che stanno sperimentando se stessi per un graduale reinserimento nel mondo lavorativo e sociale.

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